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Una solida strategia su Google Shopping massimizza le performance delle campagne su Google Ads ed è fondamentale per l’ecommerce retail.

I benefici si traducono in tasso di conversione e profitto.

Competizione sui prezzi

Google, sulla questione prezzo dei prodotti, è stato chiaro: sovrapprezzare i prodotti rispetto a quelli dei competitor può penalizzare il risultato finale con riduzione di impression.

Personalizzare le offerte in base all’ora del giorno

Variare le offerte ad ogni ora del giorno: il tasso di conversione degli utenti dipende da tanti fattori tra cui l’ora del giorno. Google Ads mette a disposizione sei finestre temporali per differenziare le offerte i(n base all’ora del giorno); è possibile, però, ovviare a questo limite con uno script che permette di modificare le offerte 24 volte al giorno, 7 giorni su 7.

Google Shopping e Parole Chiave

Le campagne su Google Shopping non permettono l’aggiunta di parole chiave: il feed prodotti deve essere ottimizzato per permettere a Google di capire quando mostrare gli annunci. Il titolo del prodotto, allora, è il luogo più importante per l’ottimizzazione: se si vuole che i propri annunci siano attivati da ricerche più generiche, occorre inserire queste parole nel titolo del prodotto.

Segmentare i prodotti per tipologia di ricerca degli utenti

Segmentare i prodotti in base alla tipologia di ricerca effettuata dagli utenti: le performance variano in base al tipo di ricerche attivate dagli annunci; aumentare l’offerta per ricerche “brandizzate” può essere una buona strategia. Si possono creare due campagne Google Shopping con gli stessi prodotti, una generica e l’altra contenente l’informazione aggiuntiva del Brand (aggiungere il brand ad una delle due come keyword negativa): una diventa campagna “non brandizzata”, dove è possibile ridurre le offerte, mentre l’altra diventa una campagna “brandizzata” (ed è possibile aumentare le offerte).

Test sulle offerte

Aumentare/diminuire le offerte sulla rete di ricerca Google ha effetti lineari: un lieve aumento dell’offerta porta ad un lieve aumento di impression, click e conversioni. La rete Google Shopping, invece, è più volatile: a volte un piccolo aumento percentuale delle offerte può portare ad ottimi risultati (in termini di aumento di conversioni e profitti). Per sfruttare questa caratteristica di Google Shopping e trovare il giusto equilibrio tra spesa e ricavi, occorre testare di continuo le offerte.

Segmentazione per codice prodotto

La segmentazione per codice prodotto può essere un’altra strategia di ottimizzazione delle campagne Google Shopping. Avere un gruppo di annunci con un solo articolo permette di aumentare/diminuire le offerte sui prodotti, individualmente. I prodotti di un ecommerce possono avere notevoli differenziali (in termini di prezzo e margine di profitto): aumentare le offerte per prodotti a marginalità più alta e diminuirle per quelli con margini più ristretti può portare ad un incremento delle performance. Dividere numerosi prodotti ed organizzare le offerte individualmente può portar via tempo ma è tempo ben investito. [In caso di catalogo molto esteso esistono tool che possono segmentarlo in modo automatico, come Optimyzr o Camto].

Sfruttate il Remarketing

Gli utenti che hanno già visitato un ecommerce sono più disposti a comprare: ecco perché il remarketing è fondamentale. Gli elenchi di utenti per il remarketing (RLSA) aiutano a massimizzare le performance di una campagna Google. Si possono segmentare gruppi di remarketing in base alla pagina del sito visitata: se è una pagina di categoria, si possono aumentare le offerte del 10%; se si tratta di un prodotto, si può ipotizzare un’imminente conversione (e valutare un aumento dell’offerta del 20%). Per il gruppo di utenti che abbandonano check-out e carrello è consigliabile impostare un aumento dell’offerta del 30%.

Infine, per i clienti del sito, è consigliabile programmare l’aumento maggiore in termini di offerte (dal 40% al 60%).

 

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